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DOLOMYTOS VINO BIANCO 2016

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DOLOMYTOS VINO BIANCO 2016

Pinot grigio 40%, Pinot bianco 5%, Sauvignon Blanc
30%, Riesling 20% e altre varietà 5%

Pressatura a grappolo intero, fermentazione
spontanea con lieviti indigeni in cigarillos da 150lt, il vino
rimane 23 mesi sui lieviti totali, i primi 7-8 mesi frequenti
batonnage, Cigarillos ca. 30% nuovi, resto usate.

Abbinamento con Risotto alle mele, speck del
contadino e polvere di cardamomo.
Colore giallo dorato intenso e vivace. Al naso
emergono la ginestra appassita e frutta di pesca, mela
cotogna, lieve sensazione speziata di pepe bianco. Al
sorso teso.
Il fascino dell’inatteso.

Disponibilità: 3 disponibili

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TENUTA DOLOMYTOS, UNO SCRIGNO NELLE DOLOMITI

È una una cantina molto speciale. Si trova in Alto Adige, nel comune di Renon, a 500 m s.l.m. su un ripido versante, esposto a sud, fortemente battuto dalle intemperie, su
un pendio molto caldo.
L’azienda è stata seguita dal 1998 al 2009 dal Prof. Dr. Rainer Zierock, professore di mitologia greca e filosofia agraria, che la creò secondo le sue idee. Il design del Prof.
Dr. Zierock “Ansitz Dolomytos” e il vecchio nome della fattoria “Sacket” hanno portato al nome dell’azienda “Ansitz Dolomytos Sacker”. Tutte le ristrutturazioni e le strutture
si basano sul principio dei cinque elementi dell’insegnamento di Rudolf Steiner. Il Pentagono (cinque elementi – cinque angoli) e Panta Rei (tutto scorre) plasmano la filosofia
di questa speciale cantina.
I vigneti sono stati realizzati con molte varietà diverse provenienti dalle zone di coltivazione più disparate (Grecia, Francia, Spagna). La vinificazione è stata fatta in modo
molto naturale. I vini sapientemente realizzati con espansione ossidativa, fermentano in botti di legno, e qui maturano a lungo; talvolta capita che si aromatizzi con erbe
varie. Rainer Zierock era un visionario, pensatore laterale, filosofo agrario, genio, inventore, talvolta, anche di caos.
“Arrivato lì, penso di essere rimasto ben più di qualche minuto, in più di un posto, a bocca aperta e cuore sospeso. Già la picchiata quasi verticale per arrivarci, il sobrio
cancello, l’immanenza delle rocce, la luce sfrangiatissima, assoluta. La masità di quel maso. A giro d’occhio, solo bellezza: davanti, sotto, ai lati, laggiù. Afferrare l’energia
di certi luoghi sfida il vocabolario, è vero, però quell’energia c’è, più che pulsare, si pone, senza imporsi. Ho visto gli occhi di Norbert riempirsi di entusiasmo, un brillio
continuo, incantevole: felice di esser lì, felice di fare quei vini, un ragazzetto arguto e birbante. Fa vini di gusto, pieni di anfratti, di scarti dal sentiero, di vivezze, di cupezze,
di umori, di slanci e ripiegamenti: una libertà, forse una liberazione. Mettetevi seduti nella torre pentagonale di legno, ascoltate.” – Luca Santin

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